.
Annunci online

5 maggio 2011
Riflessioni sul voto alla Ex-Bertone

Io sono un delegato sindacale Fiom/Cgil di Bologna e posso dire che la lotta di classe è ancora attualissima! Forse non oggi, ma sicuramente domani e sopratutto i giovani che si affacciano in questo mondo con un futuro sempre più incerto, dovranno necessariamente scendere in campo, probabilmente come stanno facendo i popoli nel mondo arabo! Perche ormai questo capitalismo marcio, globalizzato o no, dopo la caduta dell'Unione Sovietica sta mostrando sempre più la sua faccia criminale!!!

Il pensiero marxista è una verità di cui i padroni più intelligenti conoscono la pericolosità e che la rivoluzione in tutti i quattro angoli della Terra sta covando sotto le ceneri! La borghesia capitalista mondiale con la sua crisi mondiale, con banche e aziende salvate dai soldi degli Stati, cioè del popolo, si impiccherà con la stessa corda che ha preparato per i lavoratori. Ieri a Pomigliano, oggi a Grugliasco, alla ex-Bertone, Marchionne che con con il suo ricatto pensa di avere sistemato i conti con gli operai, dovrà stare molto attento che un giorno, forse non molto lontano, non sia lui a trovarsi fuori dai cancelli con la fabbrica espropriata da chi la ricchezza la produce veramente tutti i giorni sulla catena di montaggio!!!

Gian Pietro >(BO)

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Lavoro e lotta

permalink | inviato da pietra64 il 5/5/2011 alle 18:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

1 maggio 2011
I° Maggio: Festa dei lavoratori

Questa operazione di sovrapposizione della festa dei lavoratori, festa di lotta per i diritti, con la becera e retrograda beatificazione del reazionario Papa Giovanni Paolo II (sponsor dell'Opus Dei e uomo che ha celebrato messa a Pinochet), renderà sempre più necessario il motivo di ristabilire la verità storica di qual è il vero ruolo del potere lobbistico della gerarchia Vaticana e dei lacchè politici che servi dei padroni e della loro poltrona cercano di sponsorizzare la credulità tra le persone con sciocchi riti di retaggio medievale, pensando così di aiutare i Marchionne di turno a rendere poi queste schiave e remissive!

Ma le beatificazioni passano, invece le contraddizioni dello sfruttamento capitalistico nella società rimangono (vedi Pomigliano e Mirafiori), a ricordare che la festa del  I° Maggio sarà sempre e solo una festa di lotta contro le catene che vogliono imporre gli sfruttatori ai lavoratori! 

 

Gian Pietro (BO)

 

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Politica & Lavoro

permalink | inviato da pietra64 il 1/5/2011 alle 0:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

19 marzo 2011
Ma quale 150°?

Ma quale 150°?

 

Quanta ipocrisia su questo 150°! Questo patriottismo becero iniziato da ipocriti come Ciampi, Scalfaro e adesso Napolitano, prima stalinista e oggi liberista!

Tutti a dire che bisogna essere uniti se si vuole uscire dalla crisi!

Ma poi tutti si accodano a Marchionne e alla famiglia di parassiti Agnelli/Elkann quando minacciano di trasferire gli stabilimenti in altri paesi se i lavoratori non accettano il ricatto fascista di rinunciare ai propri diritti e alla propria dignità!

Lì dov'è andato a finire il sentimento patriottico!

Adesso anche il Governo Berlusconi è disposto a mandare i militari a sostegno della popolazione della Libia, dopo che c'è stata l'ipocrita risoluzione dell'ONU approvata da paesi terroristici come Cina, Russia e Usa; quando invece lo stesso Berlusconi poco prima a Gheddafi gli aveva baciato l'anello e il ....... culo, fregandosene dei diritti umani in quel paese!

Qui si potrà festeggiare solo quando il popolo italiano insieme a tutti gli altri popoli prenderà consapevolezza che l'unica unità da festeggiare è quella dei lavoratori di tutto il mondo contro tutti i padroni!

Viva l'Italia! Viva l'Internazionale dei popoli!

G.Pietro   (delegato Fiom/Cgil _ Bologna) 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Politica e ipocrisia umanitaria

permalink | inviato da pietra64 il 19/3/2011 alle 10:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

5 gennaio 2011
LA FIAT DEVE ESSERE ESPROPRIATA!

Mirafiori: organizziamo la rivolta operaia contro la schiavitù padronale!

PDF

Stampa

E-mail

 



 

Il 22 giugno all'uscita dai cancelli di Pomigliano, dopo il voto al referendum, un operaio Fiat, col sarcasmo tagliente tipico dei partenopei, disse alla televisione: “abbiamo votato per il fascismo in fabbrica”. Mai frase è stata più azzeccata, e se qualcuno aveva ancora qualche dubbio, “l'accordo”(sarebbe meglio dire l'atto di sancita sudditanza sindacale) a Mirafiori del 23 dicembre scorso ha chiarito definitivamente il concetto.

Si diceva un tempo che se si concede un dito ai padroni, quelli si prendono la mano e pure tutto il braccio. È esattamente ciò che ha fatto Marchionne.

Nonostante Cisl, Uil e Confindustria abbiano tentato di soddisfare tutte le pretese della Fiat, l'Amministratore Delegato, senza troppi problemi, in un sol colpo ha affossato i sindacati, è uscito da Confindustria e ha fatto letteralmente saltare il banco delle relazioni sindacali. L'accordo di Mirafiori ha infatti definitivamente sancito (e bisognerebbe che parecchi dirigenti sindacali anche in Cgil si rassegnassero a questo e ne elaborassero il lutto) che quelle prassi, quei rituali, quegli schemi che appartenevano alla logica della concertazione non esistono più. Sono miseramente crollati da destra sotto i colpi di un padrone che vuole affrontare la crisi economica del capitalismo rendendo sempre più schiavi e sfruttati gli operai Fiat e dei lacchè senza più alcun ritegno i “suoi” (è proprio il caso di dirlo) sindacati.

L'accordo di Mirafiori è un attacco ai diritti democratici fondamentali dei lavoratori

Il testo dell'accordo prevede che i lavoratori di Mirafiori verranno assunti individualmente in una nuova società (Newco appunto) la quale non sarà affiliata a Confindustria. In questo modo la Fiat prende due piccioni con una fava in quanto non applicherà più da un lato il contratto nazionale dei metalmeccanici (neanche quello separato!) e dall'altro nemmeno l'accordo interconfederale sulle RSU del 1994. La conseguenza di tutto ciò è che in Fiat d'ora in avanti varrà solo quanto previsto nell'intesa suddetta. Inoltre non vi saranno più le elezioni dei delegati da parte dei lavoratori ma la semplice applicazione dell'art.19 dello statuto dei diritti dei lavoratori. Ciò implicherà che verranno nominate (appunto non più elette) delle RSA esclusivamente dalle organizzazioni firmatarie dell'accordo. Questo significa l'esclusione a forza della Fiom, ovvero il più grande e rappresentativo sindacato dei metalmeccanici (che a mirafiori pesa per il 22,5% dei consensi), e di tutti gli altri sindacati non firmatari. Dal momento che queste RSA saranno nominate in maniera paritetica da tutti e cinque i sindacati firmatari dell'accordo, questo significa che anche Fim-Cisl e Uilm-Uil hanno firmato la loro condanna all'eterna sudditanza minoritaria. Infatti Fismic, Ugl e Sindacato dei Quadri Fiat, cioè tutti sindacati creati direttamente dall'azienda, hanno di fatto la maggioranza assoluta in fabbrica. In questo modo si legittima quanto espressamente vietato dallo statuto dei lavoratori: la creazione, il finanziamento e la titolarità contrattuale dei sindacati aziendali. Roba che davvero non si vedeva dai tempi del fascismo.

 Tutto ciò va ben oltre anche all'accordo di giugno a Pomigliano. Per questo nel giro di 6 giorni Fiat e i sindacati firmatari dell'accordo di Mirafiori si sono riuniti per estendere tale accordo anche allo stabilimento campano. Per la serie che al peggio non c'è mai fine!

Nell'accordo, e non a caso al primo paragrafo, si sancisce che i sindacati non possono in alcun caso proclamare sciopero contro l'applicazione di tale contratto pena da un lato il blocco delle trattenute sindacali e dei permessi sindacali per le RSA e dall'altro la sanzione disciplinare per il singolo lavoratore che dovesse aderirvi. Siamo ancora una volta all'attacco diretto del diritto di sciopero, teoricamente e formalmente sancito e tutelato dalla costituzione.

È chiaro che se il più grande gruppo industriale del paese, che impiega tra diretti ed indotto all'incirca un milione di lavoratori, impone questa svolta autoritaria, siamo di fronte ad un passaggio epocale nella storia del movimento operaio italiano dal dopoguerra. A rischio non c'è più solo la Fiom, o il contratto nazionale, sono a rischio tutti i diritti e le libertà democratiche, dentro e fuori le fabbriche, che i lavoratori si sono conquistati in anni di lotte.

Anche a Mirafiori si ribadisce l'ipersfruttamento degli operai

Ovviamente l'accordo di Mirafiori prevede altresì un ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro. In primo luogo si sancisce definitivamente l'introduzione del metodo chiamato Ergo Uas. Si pretende che tale metrica di lavoro, essendo più “ergonomica” per il lavoratore, possa rendere più agevole il lavoro dell'operaio e pertanto...se ne riducono i tempi di lavorazione e se ne aumenta lo sfruttamento. Posto che è tutto da dimostrare che davvero questa metrica in se possa consentire posizioni di lavoro più ergonomiche, è sicuramente vero che diminuisce i tempi morti e quindi aumenta la produttività a spese delle energie del lavoratore stesso. A questo aumento della prestazione lavorativa, si affianca pure una riduzione delle pause da 40 a 30 minuti al giorno con evidenti conseguenze sulla salute e sicurezza degli operai. Questi 10 minuti persi verranno (bontà loro) monetizzati. Così facendo passa il principio che si svendono i diritti per due soldi. Non solo, si stabilisce persino che tale indennità sia legata alla presenza effettiva in azienda. Quindi oltre il danno la beffa. Più sei ammalato, più sei in ferie o assente dal lavoro e  meno indennità prendi. A questo si aggiunge che, come per Pomigliano, le ore di straordinario comandato annuo salgono a 120 ore e che se il tasso di assenteismo per malattia supererà il 3,5% l'azienda non pagherà i primi due giorni di assenza. Una vera rivoluzione, in peggio, anche per quanto riguarda la turnazione. Infatti l'azienda potrà scegliere a piacimento (dopo ovviamente un incontro senza alcun valore con i sindacati filo aziendalisti) se applicare 15 turni di 8 ore dal lunedì al venerdì, oppure 18 turni di 8 ore dal lunedì al sabato, oppure 12 turni di 10 ore sempre dal lunedì al sabato. Naturalmente se per “cause di forza maggiore” la produzione durante il normale orario non verrà effettuato, potrà essere recuperato su indicazione dell'azienda nei giorni di riposo dei lavoratori...sempre dopo il proverbiale quanto inutile “esame congiunto” tra le parti firmatarie. Insomma d'ora in avanti la vita del lavoratore dovrà essere al servizio della Fiat 24 ore su 24.

Davvero l'accordo salva investimento e occupazione?

I sindacati firmatari giustificano ancora una volta questa intesa con la tesi secondo cui avrebbero così garantito la permanenza della produzione a Mirafiori. Niente di più lontano dalla verità. Infatti nel testo siglato non vi è nulla di chiaro sui famigerati investimenti. Quello che si sa di certo fin'ora è che i finanziamenti annunciati per Mirafiori e Pomigliano ad oggi ammontano a non più di 1,7 miliardi di euro a fronte dei tanto sbandierati 20 miliardi iniziali. Inoltre a Mirafiori si parlerà di questi investimenti solo tra più di un anno. Investimenti che dovrebbero prevedere la costruzione di SUV, prodotto assolutamente in declino, i cui motori sarebbero importati dagli USA e che proprio negli USA sarebbero infine esportati una volta assemblati...davvero degli strateghi del chilometro zero!

Nel frattempo i dipendenti saranno tutti collocati in cassa integrazione straordinaria. Tutto questo mentre i cosiddetti “analisti internazionali” stanno dicendo, ultimo in ordine di tempo Barclay's, che anche per il 2011 la produzione italiana porterà alla Fiat perdite per 874 milioni di euro, mentre un trasloco della stessa in Serbia o Polonia basterebbe per avere un aumento del 40% del valore del titolo c'è davvero di che stare tranquilli!

Naturalmente, come ogni padrone che si rispetti, Marchionne pretende che l'accordo sia approvato da un ennesimo plebiscito farsa. Questa volta però, dopo essersi scottato con l'esperienza di Pomigliano, si accontenta di un misero 50% più uno dei consensi. Un referendum sul quale l'italo canadese ha ribadito che, qualora vincessero i No, l'investimento presunto non si farebbe e quindi lo stabilimento chiuderebbe. In sostanza i lavoratori sono chiamati a decidere se vogliono lavorare come muli senza poter mai più né votare né decidere alcunché, oppure se voglio essere buttati in mezzo ad una strada evviva la democrazia dei padroni!

La Cgil alza bandiera bianca ancor prima di aver combattuto


Stante così le cose, davvero risulta a dir poco scandalosa la posizione che in queste settimane ha assunto la Cgil in merito a questa vicenda. Come si può chiedere alla Fiom di riconoscere il voto di un referendum del genere e qualora vincessero i sì, apporre una firma “tecnica” sull'accordo? Le firme tecniche non esistono. Firmare un accordo di quel genere, sia come sia, significherebbe sancire la distruzione degli ultimi diritti democratici ancora previsti nella nostra costituzione e significherebbe legittimare votazioni su diritti indisponibili sotto un ricatto intollerabile! La Fiom fa bene a non riconoscere quel referendum! Allo stesso tempo bene hanno fatto i delegati e i militanti della Fiom di Mirafiori a costituire il comitato per il No per invitare comunque i lavoratori a votare contro quell'accordo, memori dell'effetto che il risultato di Pomigliano ha ottenuto sul proseguo della vertenza.

Ancora; parlare come ha fatto il Segretario Generale Camusso di sconfitta della Fiom a Mirafiori perchè non ha firmato quell'accordo è davvero un atto irresponsabile oltre che la proclamazione di una resa senza combattere al cospetto della Fiat! Non si può parlare di sconfitta a Mirafiori, per la semplice ragione che la battaglia è ancora tutta da combattere. Pure peggio è pensare che in questo contesto sia possibile arrivare ad una intesa con Confindustria sulla rappresentatività sindacale, in opposizione alla scelta di Marchionne di non rispettare l'accordo interconfederale del 1994 sulle RSU. Una linea della serie “avanti al centro contro gli opposti estremismi” in cui Cgil e Confindustria appassionatamente isolerebbero da un lato Marchionne e dall'altro la Fiom. Ma davvero qualcuno può seriamente pensare che Confindustria scaricherebbe la Fiat per allearsi con la Cgil? In nome di cosa? Per quale ragione Confindustria non dovrebbe avvallare la distruzione dell'unico sindacato che ancora tenta di difendere i diritti dei lavoratori? E se anche Confindustria volesse un nuovo accordo sulla rappresentanza che contenuti si pensa possa mai avere? Giampaolo Galli direttore generale di Confindustria è molto chiaro quando dice che “Fiat vuole essere certa che le fabbriche siano governabili, questa mi sembra una richiesta del tutto legittima, su cui per altro ha trovato l'accordo la maggioranza delle organizzazioni sindacali. Noi siamo impegnati a trovare soluzioni che rispondano positivamente a questa esigenza” [il sole24ore 30/12/2010].Certamente la mossa di Marchionne sta facendo tremare le vene ai polsi di Federmeccanica, perché se la più grande azienda italiana non è più associata è chiaro che Confindustria perde ogni ragion d'esistere. Ed è altrettanto vero che nella stragrande maggioranza delle aziende i padroni, che sanno avere la Fiom come sindacato largamente maggioritario se non unico, rischiano la ingovernabilità delle aziende. In questo senso è davvero emblematica per la sua contraddittorietà l'intervista di Guidalberto Guidi, padrone della Ducati, il quale approva la mossa di Marchionne ma poi sconsolato ammette che nella sua azienda sarebbe di difficile applicazione data la forza della Fiom.

Tuttavia per sconfiggere l'arroganza padronale bisogna acuire queste contraddizioni tra i padroni, non togliergli le castagne dal fuoco. Se vogliamo sconfiggere questa offensiva padronale dobbiamo non lasciare sola la Fiom in questa battaglia campale e rendere tutte le aziende, di tutti i settori, ingovernabili. Si deve proclamare lo sciopero generale di tutte le categorie e si deve smettere di firmare accordi collettivi che siano una capitolazione al padronato.

Sulla Fiat cascano tutti gli asini della politica!

Come sempre è sulle questioni più schiettamente di classe che i politici di ogni risma gettano la maschera e dimostrano da che parte stanno. Sulla vicenda Fiat il PD ha assunto una posizione di prostrazione alla linea Marchionne.

Fassino, Chiamparino, D'Alema, il rottamatore rottame Renzi, Veltroni, insomma quasi tutti i Big del PD sono stati espliciti in tal senso. Fassino ha persino avuto il coraggio di dire che se fosse operaio alla Fiat voterebbe si al Referendum...e questi sarebbero quelli con cui la Federazione della Sinistra vorrebbe allearsi per difendere la costituzione da Berlusconi? Forse che i vertici del PD non sanno che questo accordo ne viola almeno 3 di articoli della costituzione? E che dire della posizione “cerchiobottista” di Bersani: sarebbe comica se non fosse tragica. Il PD, per bocca del suo segretario, ufficialmente ritiene che quell'accordo sia buono, tranne nel piccolo “dettaglio” dell'esclusione della Fiom dall'azienda. Forse che dalle parti del PD non si sia capito che l'accordo siglato a Mirafiori può stare in piedi proprio solo a patto che si escluda la Fiom dalla Fabbrica? È più che lecito dubitarne. La posizione formale del PD è in realtà frutto di una spaccatura che vede sul versante opposto qualche modesta eccezione, come Cofferati e Nerozzi, sufficienti però a mandar in crisi un partito ormai allo sbando e diviso su tutto...tranne che sull'attacco ai diritti dei lavoratori. Anche nell'Italia dei Valori i nodi vengono al pettine e ad un Di Pietro a parole tutto filo Fiom si contrappone un Donadi che invece non vede poi così male quell'accordo.

La crisi Fiat come emblema della crisi del capitalismo: deve essere espropriata!


È ormai fuori dubbio che la posta in gioco di questa partita non siano “solo” i diritti democratici e la dignità della classe operaia del nostro paese, cose che già di per sé legittimerebbero una rivoluzione proletaria. In ballo c'è il futuro industriale del nostro paese. È palese che il piano di Marchionne per il rilancio dell'industria automobilistica in Italia non stia in piedi. L'A.D. Fiat ha come unico obbiettivo quello di fare cassa in una logica spudoratamente finanziaria e speculativa. D'altronde oggi è in crisi l'intero mercato dell'auto a livello mondiale. In un contesto nel quale ogni anno si producono 90 milioni di autovetture e il mercato ne assorbe solo 60 milioni è inevitabile che, se si rimane nell'ambito delle logiche del capitalismo, almeno una delle grandi multinazionali dell'auto è destinata a chiudere. E in pole-position per questo tragico destino sembra esserci proprio la Fiat.

Per questo la Fiom, la Cgil, i sindacati di base, i partiti di sinistra, l'intera classe operaia del nostro paese sono di fronte ad un bivio. O capitolare alle logiche del mercato, cioè alle logiche di Marchionne, le cui conseguenze saranno disoccupazione, deindustrializzazione e miseria. Oppure mettere in discussione le regole del gioco. L'industria nel nostro paese può avere un futuro solo se c'è un intervento diretto da parte dello stato. Non un intervento, come sempre avvenuto in passato, per socializzare le perdite e privatizzare i profitti. Ma un intervento che ponga al centro il lavoro e i lavoratori: la produzione per gli interessi della società nel suo complesso e non più per i profitti di un piccolo pugno di padroni senza scrupoli. La Fiat in Italia può avere un futuro solo se viene espropriata e nazionalizzata, gestita sotto il controllo diretto dei lavoratori e riconvertita la sua produzione di volta in volta sulla base delle esigenze produttive della collettività.

Questa è la battaglia campale, strategica e di sistema che siamo chiamati a combattere nel prossimo futuro!


 


27 agosto 2010
MARCHIONNE.....E LA LOTTA DI CLASSE!
Oggi tanti, come Marchionne e la Marcegaglia, insieme ad altri rappresentanti del capitalismo mondiale, ci dicono che in presenza di questa profonda e strutturale crisi di sistema l'idea della lotta di classe è superata e che bisognerebbe trovare un nuovo patto sociale, che condivida impegni e sacrifici per uscire insieme da questa grave situazione.
Ma questa crisi chi l'ha creata?
Di certo la ricerca del profitto in un sistema di mercato sempre più in sovrapproduzione, che ha portato alla crescita di un'enorme bolla finanziaria drogandone l'economia in tutti quest'ultimi decenni!
Bene la soluzione per i "lor signori", dopo che questi sono stati salvati dai loro fallimenti con i soldi dei lavoratori, dategli dai rispettivi Stati borghesi di appartenenza, sarebbe quella che i lavoratori stessi debbano accettare una logica di competizione globale fra loro e dove sempre quest'ultimi per conservare il proprio posto di lavoro, mettano il proprio tempo vita al servizio dell'esigenze produttive e degli interessi del profitto!
Questo sarebbe per i padroni senz'altro molto comodo e vantaggioso!
Per i lavoratori invece significherebbe, come già successo innumerevoli volte nella storia, che dopo avere ricevuto il danno, essere costretti a ricevere anche la beffa!
Allora la soluzione per i lavoratori qual'è?
Senz'altro la lotta di classe! Perchè gli interessi dei lavoratori e dei padroni sono per loro natura inconciliabili!
Come si fa a dire che si ha tutti lo stesso destino, quando una minoranza ristretta di capitalisti detiene più della metà della ricchezza mondiale e nello stesso momento milioni di persone muoiono di fame?
In realtà oggi il capitalismo è un sistema in cancrena che sta portando al disastro l'umanità sia a livello sociale, vediamo il sistematico attacco alla spesa collettiva e le conseguenti privatizzazioni, sia a livello ambientale, con l'esempio ultimo del disastro della British Petroleum nel Golfo del Messico, dove il progressista Obama ha già velocemente sepolto la "melma nera" sotto le spiagge della Luisiana, andando a fare il bagno qualche centinaio di chilometri più in là!
Quindi la lotta di classe servirebbe a liberare i lavoratori dalla schiavitù del lavoro in cui il padrone invece vuole continuare a tenerli, perchè poi la ricchezza prodotta dalla collettività non venga più estorta dal capitale, ma venga equamente divisa sulla base dei bisogni sotto il controllo della collettività stessa.
Di fronte alle minaccie di tante aziende come la FIAT di volere delocalizzare le produzioni in altri Paesi più "competitivi" per poter poi meglio sfruttare la manodopera, bisogna rispondere con un movimento sindacale e politico che veramente rappresenti gli interessi dei lavoratori e che porti avanti un programma di nazionalizzazioni con esproprio dei mezzi di produzione e degli istituti finanziari per poter garantire il lavoro e creare le condizioni per un futuro migliore a tutti gli uomini!



permalink | inviato da pietra64 il 27/8/2010 alle 15:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

21 agosto 2010
IMPERIALISMO: LA STORIA CONTINUA.....
Gli Americani se ne vanno dall’Iraq! Perfetto! Allora constatiamo oggi che il risultato di esportare la democrazia è assolutamente fallito, il motivo risiede dall’obiettivo già del tutto ipocrita di chi lo proponeva!
Questa guerra d’invasione insieme a quella che sta ancora proseguendo in Afghanistan, che vede anche la criminale partecipazione dell’Italia e dell’Europa, ha portato ad un’ulteriore sfacelo di questi paesi. I rispettivi popoli, duramente colpiti dal “fuoco amico” di chi diceva di essere venuto lì ad aiutarli, hanno capito chiaramente che ai cosidetti paesi “occidentali” della democrazia non gliene frega niente, ma quello che gli interessa e la spartizione e il controllo delle risorse prime e energetiche, in quella che è la continua partita a scacchi tra le diverse potenze mondiali!
Qualcuno potrebbe dire che ci si è liberati di Saddam, un dittatore sanguinario e che ci sono ancora i terroristi Talebani a minacciare il mondo!
Vero! Ma mi domando però questi mostri chi li ha partoriti?
Quando gli Stati Uniti appoggiavano Saddam nella guerra contro l’Iran si ponevano la domanda se c’era una democrazia in Iraq?
Quando invece appoggiavano i Mujaheddin e i signori della guerra afghani contro l’Unione Sovietica e poi successivamente i Talebani usciti dalle scuole coraniche del Pakistan pensavano qual’era il loro modello “illuminato” di società?
Assolutamente no!!!
Pertanto siamo consapevoli che ci sono forze oscure che impediscono un futuro migliore per l’umanità, ma di queste forze fanno parte anche gli USA, che rimangono una delle principali centrali terroristiche della storia, dove più che democrazia hanno esportato l’imperialismo capitalista delle loro multinazionali commettendo crimini di ogni sorta insieme ai fedeli alleati della NATO!
Ci sarebbe una vera giustizia nel mondo solo se tutti i popoli riuscissero ad abbattere i loro rispettivi dittatori (più o meno democratici) in una rivoluzione mondiale che spezzasse finalmente le catene del capitale togliendo il potere ai parassiti che lo rappresentano!
Solo quando nel mondo si riuscirà a processare per crimini contro l’umanità anche i Bush, i Clinton, i Blair, i Putin, e i Berlusconi insieme a tutti gli altri che comprendono anche gli Obama di turno si potrà dire di avere finalmente esportato la democrazia!

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. politica inrenazionale

permalink | inviato da pietra64 il 21/8/2010 alle 19:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

19 agosto 2010
Kossiga - Morte di un Gladiatore
Tutti piangono la morte di un fedele uomo delle Istituzioni, grande uomo politico e fedele servitore della Patria!

Certo si può dire che Cossiga servitore era, ma non della Repubblica, ma del sistema capitalistico e del sistema imperialistico americano che attraverso il suo braccio armato, la Gladio, in caso di vittoria democratica dell'allora Partito Comunista sarebbe stata pronta ad intervenire in Italia con un colpo di Stato, evocando la difesa della Patria, come era già successo in molte parti del mondo!

Quindi la sua morte non deve essere un momento di tristezza, ma un momento per riflettere che in un Paese dove la classe politica tutta è completamente asservita all'interesse del profitto bisogna ricostruire un vero partito di sinistra che rappresenti veramente gli interessi dei lavoratori e che porti avanti una politica alternativa al capitale e che ci porti da una società basata sul mercato ad una basata sui bisogni del popolo!

Solo così ci libereremo di una classe politica, di cui Cossiga era uno dei massimi rappresentanti, che per difendere la loro poltrona e le lobby borghesi che rappresentano non hanno mai esitato a depredare il Paese e fare pagare il conto al popolo!

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. kossiga politica

permalink | inviato da pietra64 il 19/8/2010 alle 19:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

24 ottobre 2009
Quale opposizione?

L’autunno italiano si apre all’insegna della crisi. Una crisi sia politica che economica. Malgrado infatti giornali e Tv si impegnino a spiegarci che la  recessione è ormai dietro alle spalle, i lavoratori italiani e le loro famiglie faticano ad accorgersene. E non solo l’esperienza viva delle masse, ma anche le cifre sono lì a dimostrarlo.

 Quasi 180mila posti di lavoro sono stati persi dall’inizio dell’anno, mentre entro la metà del 2010 sono in pericolo altri 300mila lavoratori. Secondo la Commissione Europea in Italia ci sono 3 milioni di poveri mentre un altro 20% della popolazione è a rischio.

Questi dati non sembrano toccare il governo delle destre, che dall’inizio della crisi non ha previsto nuovi ammortizzatori sociali a licenziati e precari, ed ha aumentato le possibilità per i ricchi di diventare ancora più ricchi. Ogni giorno che passa aumentano i decreti - vergogna: il clamoroso condono garantito ai grandi evasori, il famigerato “scudo fiscale”, i tagli alla scuola e alla sanità, i miliardi spesi nelle missioni di guerra come quella in Afghanistan, lo sfascio del territorio e delle infrastrutture che causano o amplificano tragedie come quelle dell’Abruzzo o di Messina per compiacere palazzinari e speculatori.

La crisi è però anche politica ed istituzionale. Berlusconi per tutelare i propri interessi (e quelli di lor signori) non ha esitato ad assumere pratiche sempre più autoritarie, aprendo un conflitto con tutta una serie di settori dello Stato: Presidenza della Repubblica, Corte Costituzionale, Magistratura. Un capitolo importante di questo scontro lo ha visto sconfitto. Il Lodo Alfano, con il quale il premier si voleva ergere al di sopra delle leggi, garantendosi la sostanziale impunità, è stato bocciato. La bocciatura di uno dei provvedimenti simbolo di questo governo è un fatto importante, ma è sufficiente per affermare che la fine del “Caimano” è vicina?

 Solo i comunisti lavorano a questa soluzione senza tregua, allo stesso tempo dobbiamo anche stare attenti a non scambiare i nostri desideri con la realtà. In parlamento Pdl e Lega godono di una solida maggioranza, invece voi del Pd, insieme a l'Udc, avete ribadito che di crisi di governo non ne volete nemmeno sentire parlare. La nuova “speranza della sinistra”, Gianfranco Fini, lavora per succedere a Berlusconi come leader nel Pdl, e non a spaccare il suo partito. Confindustria e Banca d’Italia hanno puntualizzato che questo governo deve continuare a lavorare per i loro sporchi profitti. I poteri forti non vogliono affatto la crisi di governo, vogliono che Berlusconi continui nell’attacco forsennato alle condizioni di vita dei lavoratori, gradirebbero solo tenerlo maggiormente sotto controllo.

Quello che vedremo dunque probabilmente nel prossimo periodo sarà una crisi protratta tra le istituzioni e una sostanziale impasse, e non una precipitazione degli assetti politici.

Non basta purtroppo una sentenza della Corte Costituzionale per far cadere Berlusconi. Ricordiamo le due occasioni in cui Berlusconi è stato messo in difficoltà nella sua carriera politica: nel 1994, quando il suo primo esecutivo cadde sotto la pressione di un movimento imponente contro il taglio delle pensioni e nel 2001-2004, quando l’Italia fu attraversata da mobilitazioni senza precedenti negli ultimi vent’anni (Articolo 18, guerra in Iraq, ecc.) che portò poi alla vittoria elettorale dell’Unione nel 2006.

È stato sempre il conflitto, quindi, che ha ridotto il consenso popolare attorno a Berlusconi (e al berlusconismo).

L’opposizione che abbiamo oggi in parlamento è preparata a lavorare ad un’ipotesi del genere? Assolutamente no!  Dal punto di vista parlamentare, voi del Pd avete salvato il governo sullo "scudo fiscale" permettendo a decine di vostri parlamentari di disertare  l'aula e dal punto di vista ideologico, come partito, mettete sullo stesso piano padroni e lavoratori, mentre riguardo alla vertenza più importante attualmente in campo, quella dei metalmemeccanici, il vostro "uomo di sinistra" Bersani si esprime così: “Sui metalmeccanici tutti dovrebbero fare uno sforzo per riprendere il dialogo. Il conflitto non serve.”

Lo vogliamo dire chiaramente: voi del Partito democratico, intendo voi dirigenti, qualunque sia il candidato che prevarrà alle primarie, rappresentate un ostacolo serio alla ripresa di una nuova fase di mobilitazioni,  perchè rappresentate un baluardo per la difesa degli interessi dei padroni. Per questo come comunista vedo particolarmente pericolose le posizioni di Ferrero, quando ripropone un'alleanza che vada da Rifondazione all’Udc passando per i Democratici, oppure quando si rende disponibile ad una nuova stagione di alleanze nelle regioni in cui si andrà al voto nel marzo prossimo.


Sono pericolose perché fomentano le illusioni nella cosiddetta borghesia democratica dei salotti di Repubblica e soprattutto perché distolgono l’attenzione e le energie  degli elettori dall’intervento e dall’impegno nelle mobilitazioni, che stanno sviluppandosi in maniera significativa in questo inizio di autunno. Le lotte dure di migliaia di lavoratori contro la chiusura dei propri stabilimenti, la vertenza dei precari della scuola, che ha visto decine di migliaia di persone a Roma il 3 ottobre, il contratto dei metalmeccanici, con la straordinaria partecipazione di 250mila lavoratori il 9 ottobre da nord a sud, la manifestazione contro il razzismo del 17 ottobre.

Il ruolo dei comunisti è quello di fare da sponda a queste mobilitazioni, svolgendo un ruolo importante per unificarle e coordinarle e fare emergere le posizioni ed i programmi più avanzati. Essere l’avanguardia dell’opposizione reale, quella sviluppata nelle lotte e nel conflitto, l’unica che può cambiare realmente i rapporti di forza: questo è il compito dei comunisti e di tutti coloro che capiscono che è il sistema capitalistico la causa vera di questa crisi economica e delle tragedie di tutta l' umanità e che devono essere i padroni quelli che devono pagare!


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. capitalismo e politica

permalink | inviato da pietra64 il 24/10/2009 alle 20:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

31 agosto 2009
Criminali di guerra

In questo mondo spesso sentiamo parlare di democrazia, ma questa parola viene sempre più abusata da quello che è il suo originario significato.  In questi giorni siamo stati bombardati dall'evento mediatico della morte di Ted Kennedy, che è stato celebrato come baluardo della democrazia e dei diritti umani.
Al suo funerale di Stato erano presenti oltre che all'attuale Presidente degli Stati Uniti Obama anche tutti gli ex - Presidenti.  In questa sagra di potenti famiglie, che come boss rivali di fronte alla morte di un membro eccellente della loro casta, si trovano tutti lì con le lacrime di coccodrillo a stringersi la mano e a celebrare questi uomini che fanno grande l'America, spesso viene rimossa dalla coscienza collettiva quello che è il vero ruolo di questi rappresentanti della libertà.  I Kennedy, i Clinton, i Bush e adesso vedremo quello che sarà il vero ruolo di Obama, sono stati tutti nel corso della storia i principali responsabili di guerre e di enormi massacri perpetrati nei confronti dei popoli in nome della democrazia e della libertà, ma che in realtà sono stati compiuti solo in nome del capitale e dell'interesse imperialistico americano.  Chiaramente in questi crimini contro l'umanità non sono mai stati soli, hanno avuto complici sia tra gli amici sia tra i nemici, compresa l'Italia, con l'unico scopo di appropriarsi delle materie prime e quello di sfruttare le popolazioni e i loro mercati. 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Politica

permalink | inviato da pietra64 il 31/8/2009 alle 18:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

sfoglia marzo